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Una università (dal latino universitas, -atis) è un'istituzione costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. Le università attribuiscono dei titoli accademici che si conseguono a sèguito di corsi cui si accede dopo aver terminato gli studi secondari.

Per quanto in tutto il mondo siano esistite istituzioni di questo tipo, che possono farsi risalire all'Accademia platonica e alla Schola medica salernitana, oltre che ai vari simposi culturali presenti in Grecia (i più celebri dei quali sono l’etería di Alceo e il tíaso di Saffo), il termine “università” designa un preciso modello culturale che ha le sue origini nelle chiese e nei conventi europei, dove, nell'alto Medioevo, cominciarono a tenersi lezioni, con letture e commento di testi filosofici e giuridici. Presso i conventi più prestigiosi, varie categorie di docenti e studenti cominciarono ad organizzarsi in corporazioni o "universitates".

Il Regno Sabaudo emana nel 1848 la prima legge organica di riforma degli studi superiori (detta legge Boncompagni), di indirizzo centralistico e laicistico. La legge prevede un controllo governativo delle scuole di ogni ordine e grado, sia statali sia libere, attraverso il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, cui competono gli ordinamento degli studi, i piani didattici, l'approvazione dei programmi dei corsi e dei libri e dei trattati adottati. La legge elimina anche il nulla osta vescovile per la nomina dei professori.

Con la legge 22 giugno 1857 e con il successivo regolamento furono aboliti i consigli universitari e i loro compiti affidati ai rettori e, per le parti di competenza, ai consigli di facoltà.

Allo scopo di centralizzare e uniformare le varie realtà del regno in via di formazione, con il Regio Decreto n. 3725 del 13 novembre 1859 (Legge Casati) e relativo regolamento venne rinnovata profondamente tutta la materia della pubblica istruzione. Viene introdotta l'obbligatorietà e la gratuità scolastica per i primi due anni per maschi e femmine. Per l'università, si introduce la nomina regia per i docenti ordinari, straordinari e i membri delle commissioni che devono esaminarli. Le legge istituì a Milano un istituto tecnico superiore (il futuro Politecnico), che conferiva i diplomi di ingegnere agronomo e meccanico. La legge Casati, variamente integrata ed emendata, costituirà l'orientamento dell'istruzione del Regno d'Italia sino alla riforma di Giovanni Gentile del 1923.

Dal 1860 al 1861 è Ministro dell'Istruzione Terenzio Mamiani.

Con l'aumentare degli stati annessi al Regno di Sardegna nel processo di unificazione nazionale aumentava anche il numero di università. L'annessione di gran parte dello Stato Pontificio apportò al Regno le università di Bologna, Ferrara, Urbino, Perugia, Macerata e Camerino. Università molto diverse tra loro per potenzialità e mezzi fatto che indusse molti a chiedere la soppressione di quelle minori accusate di poca serietà e di fare concorrenza alle più importanti con il ribasso delle tasse. Giosuè Carducci, Gobetti ed altri ancora si espressero in questo senso. In particolare, il senatore e professore di fisica dell'Università di Pisa Carlo Matteucci, aveva avuto la fortuna di conoscere a Parigi Humboldt, affermò: «poche università...., ma buone!!», intendendo esprimere la preoccupazione di mantenere allo Stato grandi istituti scientifici di importanza nazionale senza disperdere nelle autonomie l'istruzione superiore. In un suo disegno di legge, presentato al Senato 1861, individuava nell'eccesso degli istituti, «creati in ogni Stato della penisola in concorrenza gli uni con gli altri, con la conseguente dispersione degli uomini migliori, e nella ricerca di originalità nelle forme di organizzazione, il difetto principale delle istituzioni universitarie italiane e propone di costituire pochi e completi centri di studi superiori, gli unici abilitati a rilasciare le lauree, nei quali si raccogliessero i docenti più affermati, le collezioni più ricche e le migliori dotazioni per la ricerca e le applicazioni pratiche.

Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, sotto il governo Cavour, Francesco De Sanctis diventa il primo Ministro della Pubblica Istruzione dell'Italia unita, carica che manterrà anche sotto il governo Ricasoli fino al 1862. De Sanctis presentò al Senato, nel 1862, una proposta di legge sull'istituzione di scuole «normali» per la prepararazione dei docenti di ginnasi e licei. Egli si ispirava ad esempi come l'École normale di Parigi, i liberi seminari in Germania, il "seminario filologico" di Pavia e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Il progetto, di soli cinque articoli, proponeva l'istituzione presso alcune università di scuole normali superiori, in cui l'insegnamento sarebbe stato affidato, con una piccola indennità aggiuntiva, agli stessi docenti universitari.

Nel 1862 Carlo Matteucci viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, incarico che manterrà fino al 8 dicembre dello stesso anno. Nel 1862, la legge predisposta da Matteucci e dal matematico Francesco Brioschi, suo collaboratore, stabilì che la direzione amministrativa e disciplinare fossero affidate al Consiglio accademico, organismo collegiale composto dal rettore e dai presidi delle facoltà. Si divisero inoltre le università italiane in due categorie, con una sensibile differenza nel trattamento economico dei professori, più elevati ai professori delle università di primo ordine e più modesti nelle altre. Gli insegnamenti rimasero però uguali, così come le tasse dovute dagli studenti.

Il 1868 assume la carica di Ministro della Pubblica Istruzione sotto il Gabinetto di Luigi Menabrea, Emilio Broglio, che la ricoprirà fino al 1869. Broglio emana un nuovo "Regolamento universitario" tendente ad armonizzare quello di Brioschi e Matteucci con lo spirito della legge Casati. In esso, le facoltà, pur essendo suscitatrici di libera cultura, dovevano altresì provvedere ai fini professionali.

Nel 1872 vengono soppresse le facoltà di Teologia delle Università del Regno. Questo fatto, oltre a vari episodi come la destituzione di professori che si rifiutarono di giurare fedeltà al re ed allo Stato italiano culminati il 12 marzo 1876 con la chiusura dell'università di Palazzo Altemps a Roma, costituita dai professori che avevano rifiutato il giuramento di fedeltà al re, costituisce la base delle spinte per la fondazione di un'università cattolica, che si vedranno concretizzate solo nel 1921 con l'inaugurazione dell'Università Cattolica di Milano e poi nel 1924 dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il 1873 diventa ministro Ruggero Bonghi che rimarrà in carica fino al 1876. Il 25 marzo 1876 il ministro Michele Coppino succede a Bonghi, rimanendo in carica fino alla fine del 1877.

Nel 1873, diverse scuole veterinarie del Regno d'Italia furono autorizzate a rilasciare la laurea in Zooiatria, che fino a quel momento era prerogativa esclusiva della Scuola veterinaria di Parma. Al tempo, la zooiatria e la zootecnica erano considerate attività strategiche per gli stati, oltre che per le necessità delle attività agricole e di allevamento, soprattutto per gli usi militari della cavalleria.

Con decreto del 21 gennaio 1874, vengono create "Scuole Normali" presso le università di Napoli, Roma, Padova e Torino.

Nel gennaio 1881, dopo ripetute richieste, entra nel governo come ministro della Pubblica Istruzione il medico Guido Baccelli, che ricoprirà il mandato fino al 1884, poi nuovamente dal 1893 al 1896 e infine tra il 1898 e il 1900.

Nel 1888 diventa ministro Paolo Boselli che rimarrà in carica fino al 1891. Gli succede Pasquale Villari, in carica fino al 1892.

Dall'inizio del Novecento, con la diffusione del movimento socialista si creò in Italia una fitta rete di "Università popolari". Queste avevano lo scopo di diffondere l'istruzione e la cultura a livello popolare, agendo come elementi di stimolo per una piena cittadinanza politica e culturale. Per quanto non riconosciute ufficialmente come istituti di istruzione, le università popolari rappresentavano, in un certo senso, il ritorno alle origini della cultura universitaria. L'avvento del fascismo ne decretò la chiusura.

Il 15 giugno 1920 Benedetto Croce viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, carica che manterrà fino al 1921.

Nel 1923, sotto la guida del ministro Giovanni Gentile viene varata una riforma dell'Università. La riforma si imperniava sul liceo classico come scuola "principale", che dava accesso a tutte le facoltà universitarie. Il ginnasio era concepito come la via da percorrere, dopo gli studi elementari, da parte delle future classi dirigenti. Il ginnasio infatti preparava a tutti i gradi di istruzione secondaria, tra i quali primeggiava, il liceo classico, che, fornendo la più ampia cultura generale, era l'unico che permetteva l'accesso a tutte le facoltà universitarie. Il decreto Gentile, prevede inoltre l'esistenza di università libere, vincolando il riconoscimento giuridico e il valore legale dei titoli di studio all'adeguamento degli ordinamenti al disposto della stessa legge. Tra queste vi erano Perugia, Urbino, Camerino e Ferrara.

Sempre nel 1923, viene costituito il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); per la prima volta, l'Italia ha un ente di coordinamento e promozione della ricerca su scala nazionale parallelo alle università. Il primo presidente è il matematico Vito Volterra.

Nell'anno accademico 1931/32 gli studenti iscritti alle università italiane erano 47.614.

Nel 1931 viene imposto ai professori universitari il Giuramento di fedeltà al Fascismo. Sotto ricatto, su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero un rifiuto. Furono Ernesto Buonaiuti, Marco Carrara, Fabio Luzzatto, Francesco Ruffini, Edoardo Ruffini, Giorgio Levi Della Vida, Gaetano De Sanctis, Vito Volterra, Bartolo Nigrisoli, Lionello Venturi, Giorgio Errera e Piero Martinetti, che furono esclusi dall'insegnamento universitario. A questi va aggiunto Giuseppe Antonio Borgese che al momento dell'imposizione del giuramento era negli Stati Uniti dove decise di rimanere rinunziando alla cattedra di Estetica presso l'Università di Milano.

Nel 1935, gli istituti superiori di agricoltura, fino ad allora dipendenti dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste, passarono al Ministero della pubblica istruzione e divennero facoltà universitarie di Agraria.

Nel 1938, a causa delle leggi razziali, numerosi professori, assistenti e studenti furono esclusi dall'Università in quanto ebrei. L'Italia perse alcune delle sua menti più brillanti, come Emilio Segré, Enrico Fermi, Giuseppe Levi, Salvador Luria, Silvano Arieti, Bruno Rossi e Franco Rasetti, costretti a lasciare il paese.

Nell'anno accademico 1941/42 gli studenti iscritti alle università italiane erano 145793; le donne non superavano il 15-20% del totale.

Nel dopoguerra, gli atenei riprendono lentamente la loro normale attività, conservando tuttavia, il rigido ordinamento imposto dal fascismo. Il diritto all'autonomia universitaria viene previsto dall'art. 33 della Costituzione dove è riconosciuto alle istituzioni di alta cultura, università e accademie, il diritto di darsi ordinamenti autonomi. In realtà, soltanto nel clima dei governi di centro-sinistra agli inizi degli anni ’60 viene elaborato un piano organico di riforma, il progetto Maranini-Miglio, che verrà attuato nel 1969. Per l'autonomia, occorrerà invece attendere gli anni '90.

Nell'anno accademico 1951/52, gli studenti iscritti alle università italiane erano 226.543.

In Italia, nel 1967 appaiono i primi episodi di rivolta studentesca con l'occupazione dell'Università Cattolica di Milano, nata peraltro da motivi pratici, in particolare dall'aumento delle tasse di iscrizione deliberato in estate dal senato accademico. L'anno successivo il movimento degli studenti, allargatosi alle Università di Stato, coinvolse anche le scuole secondarie. Tra le rivendicazioni, si trova un decisa critica ai vecchi organi di rappresentanza degli studenti.

Sotto la spinta della contestazione studentesca, con il decreto del presidente della Repubblica n. 1236 del 31 ottobre 1969, viene varata la prima grande riforma universitaria del secondo dopoguerra, che, in particolare, liberalizzava gli accessi eliminando il vincolo imposto da Gentile sul passaggio attraverso i liceo classico.

Con la Legge n. 168 del 9 maggio 1989, viene creato il creato il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST), separando così l'attività delle università da quella delle istituzioni di istruzione preparatoria, primaria e secondaria.

Nell'anno accademico 1991/92, gli studenti iscritti alle università italiane erano 1.474.719.

Verso la fine degli anni '90, un forte impulso alla trasformazione dell'università in "senso europeo" (per quanto il termine sia stato usato in sensi molto spesso contrapposti), viene dato dalla riforma che introduce l'autonomia degli atenei. La riforma rimodella anche i corsi di studio, introducendo la cosiddetta formula del 3+2, basata sul modello angloamericano (legge 15 maggio 1997, n. 127, attuata con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509).
L'autonomia didattica introdotta consente ai singoli atenei e agli organi collegiali di stabilire:

  • la denominazione e gli obiettivi formativi caratterizzanti i corsi di studio;

  • i criteri d'accesso (accesso libero, numero programmato, accertamento delle competenze iniziali vincolante o orientativo);

  • la tipologia delle attività formative e il corrispondente numero di Crediti Formativi Universitari (già sperimentati per i programmi di scambio Socrates/Erasmus con il progetto "ECTS", European credit transfer system);

  • l'individuazione di forme alternative di didattica, come quelle a distanza;

  • la modalità di svolgimento di attività curriculari di tipo professionalizzante (laboratori, tirocini interni, stages etc.);

  • le modalità della prova finale per conseguire il titolo di studio.

La riforma si proprone di garantire la libertà a ogni singolo ateneo di costruire percorsi di studio adeguati alle esigenze della locale realtà economica e sociale. In ogni caso, i percorsi di studio progettati delle singole università devono rispettare alcuni criteri generali in termini di obiettivi da raggiungere e di aspetti generali delle attività formative, definiti a livello nazionale. Per tal motivo sono state introdotte, con successivi decreti ministeriali, le cosiddette classi (42 di laurea, 104 di laurea specialistica, 4 di laurea e 4 di laurea specialistica per le professioni sanitarie, 1 di laurea ed 1 di laurea specialistica per la formazione di ufficiali militari). Per ogni classe sono definiti gli obiettivi formativi qualificanti, comuni a tutti i corsi di studio attivati dagli atenei in riferimento alla medesima classe, e i titoli di studio afferenti alla medesima classe hanno identico valore legale (il valore legale non va confuso con il valore abilitante; alcune lauree sono infatti direttamente abilitanti – non necessitano cioè del previo superamento di apposito esame di Stato atto ad accertare l'idoneità professionale – a determinate e specifiche professioni sanitarie, e parimenti ai sensi della legge 53/2003 possono essere attivati, in convenzione con il Ministero, corsi di laurea a numero chiuso abilitanti all'insegnamento secondario).

Sotto il governo D'Alema, la struttura organizzativa della ricerca scientifica e dell'istruzione superiore si rinnova e, con il d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, il Ministero della pubblica istruzione (MPI) e il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST) si riunificano nel Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR). Riunificazione che entrò in vigore con il secondo governo Berlusconi, formatosi nel 2001.