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"Casalinga di Voghera" è
un'espressione popolare molto comune nel
giornalismo che vuole rappresentare quella fascia della
popolazione
italiana
dal basso livello di
istruzione e che possiede un
lavoro generalmente molto semplice o umile, tuttavia
"rispettabile" per il suo senso pratico di stampo tradizionale. Di
rado viene utilizzata in senso dispregiativo, altre volte è usata come
sinonimo di saggezza popolare.
L'origine dell'espressione è
controversa, ma presumibilmente è nata in ambito
giornalistico.
A partire dagli anni ottanta,
la casalinga arbasiniana si contamina con un altro modello: la
"casalinga di Treviso", personaggio del
film
Sogni d'oro, di
Nanni Moretti.
Il protagonista della pellicola
è un regista, tormentato da un
critico che lo accusa di fare film troppo cerebrali ed elitari,
fuori dalla portata di "un pastore
abruzzese", "un bracciante
lucano", "una casalinga di
Treviso".
Nel corso del film questa critica diventa un'ossessione: verso il
finale, in una sequenza onirica, il regista riceve effettivamente gli
omaggi del pastore, del bracciante e della casalinga.
Negli anni successivi la figura
della casalinga morettiana è stata spesso adoperata come esempio
(positivo o negativo a seconda dei punti di vista) di target
cinematografico e soprattutto
televisivo: agli autori sono richiesti programmi in grado di
essere recepiti da un'utenza media con una cultura di base non
particolarmente approfondita e una bassa soglia di attenzione.
L'espressione "casalinga di Voghera" si è prestata a questo nuovo uso:
probabilmente "Voghera" ha avuto la meglio su "Treviso" perché più
provinciale (oltre che già avallata nel lessico giornalistico da
Arbasino, che però usava l'espressione in senso differente). |